Abbandono rifiuti: la culpa in vigilando del titolare dell’impresa

26 giugno 2018

La Cassazione (Sez. III n.28492 del 20 giugno 2018) torna a parlare dell’abbandono di rifiuti e della culpa in vigilando del titolare dell’impresa.
I titolari e i responsabili di enti ed imprese rispondono del reato di abbandono incontrollato di rifiuti non solo a titolo commissivo, ma anche sotto il profilo della omessa vigilanza sull'operato dei dipendenti che abbiano posto in essere la condotta di abbandono.
Il reato di cui all’art. 256, comma 2, del d.lgs n. 152/06, sebbene reato proprio dell'imprenditore o del responsabile di ente, non è infatti necessariamente un reato a condotta attiva, ravvisabile nel solo caso in cui questi si sia reso responsabile di comportamenti materiali o psicologici tali da determinare una compartecipazione, anche a livello di semplice facilitazione, negli illeciti commessi dai soggetti dediti alla gestione dei rifiuti, ben potendo concretarsi anche in una omissione, scaturente da comportamenti che violino i doveri di diligenza per la mancata adozione di tutte le misure necessarie per evitare illeciti nella predetta gestione e che legittimamente si richiedono ai soggetti preposti alla direzione dell'azienda.
La culpa in vigilando da parte del titolare dell’impresa sul fatto dei propri dipendente che abbia posto in essere una condotta di abbandono dei rifiuti postula – spiega la Cassazione - un accertamento pieno dell'eventuale contenuto attivo, partecipativo o omissivo, della condotta contestata alla legale rappresentante della società.
Occorre in partica per ritenersi la responsabilità concorrente del titolare dell’impresa, non costituente un’ipotesi di responsabilità oggettiva, accertare che la condotta incriminata non sia frutto di una autonoma iniziativa dei lavoratori contro le direttive e ad insaputa dei datori di lavoro.