Il disastro ambientale tutela l’integrità dell’ambiente

04 luglio 2018

La Sezione Terza della Cassazione (del 3 luglio 2018, n. 29901) si pronuncia sul disastro ambientale, tracciando il confine dal disastro innominato.
Il delitto di disastro ambientale ha, quale oggetto di tutela, la integrità dell’ambiente e questo – precisa la Cassazione – lo distingue dal disastro innominato di cui all’art. 434 cod. pen., posto a tutela della pubblica incolumità, peraltro come norma di chiusura rispetto alle altre figure tipiche disciplinate dagli articoli che lo precedono.
Nei delitti contro l'incolumità pubblica si fa esclusivo riferimento ad eventi tali da porre in pericolo la vita e l'integrità fisica delle persone ed il danno alle cose viene preso in considerazione solo nel caso in cui sia tale da produrre quelle conseguenze, tanto che la scelta del termine “incolumità”, come ricorda la relazione ministeriale al progetto del codice penale, non è affatto casuale, mentre il disastro ambientale può verificarsi anche senza danno o pericolo per le persone, evenienza che viene chiaramente presa in considerazione quale estensione degli effetti dell’alterazione dell’ecosistema.
Si ricorda che un primo requisito del disastro ambientale, come emerge dalla lettura della norma, è quello della “abusività” della condotta, comune anche ad altri delitti contro l’ambiente, quali l’inquinamento ambientale, sanzionato dall’art. 452-bis  cod. pen. La condotta "abusiva", si rammenta, è non soltanto quella svolta in assenza delle prescritte autorizzazioni o sulla base di autorizzazioni scadute o palesemente illegittime o comunque non commisurate alla tipologia di attività richiesta, ma anche quella posta in essere in violazione di leggi statali o regionali - ancorché non strettamente pertinenti al settore ambientale - ovvero di prescrizioni amministrative.