Sfalci e potature: se fuori dai rifiuti c’è distorsione della concorrenza!

12 giugno 2018

Nell’esercizio del potere di segnalazione, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 15 maggio 2018, ha  formulato rilievi riguardo alle possibili distorsioni della concorrenza derivanti dalla modifica all’art. 185, comma 1, lettera f) del decreto legislativo n. 152/2006 (Testo Unico Ambiente, di seguito T.U.A.), ad opera della legge 28 luglio 2016, n. 154, che ha ampliato il novero dei residui vegetali esclusi dal regime dei rifiuti.
L’Autorità ricorda che ai sensi della Direttiva 2008/98/CE , gli sfalci e le potature possono avere due distinte provenienze: da ambienti agricoli e forestali (art. 2, lettera f, della direttiva) e in questo caso non sono rifiuti, o da ambienti urbani e in questo caso sono rifiuti organici (art. 3, paragrafo 4 della direttiva). Mentre i primi possono essere utilizzati direttamente in agricoltura, i secondi necessitano di vari trattamenti, tra cui l’igienizzazione e la sterilizzazione (ma anche la separazione da altri tipi di materiali) prima di essere riutilizzati.
In particolare,  circostanzia l’Autorità, la direttiva (art. 3, paragrafo 4) definisce come «rifiuto organico» i “rifiuti biodegradabili di giardini e parchi”, sottolineando l’importanza di “facilitare la raccolta differenziata e l’idoneo trattamento dei rifiuti organici al fine di produrre composti e altri materiali basati su rifiuti organici che non presentano rischi per l’ambiente”, secondo una gerarchia dei rifiuti che incoraggi l’adozione di opzioni di riciclaggio e/o recupero con il miglior risultato ambientale complessivo (art. 4, paragrafo 2).
Di contro, il Testo Unico Ambiente, come modificato dalla legge 28 luglio 2016, n. 154, esclude gli sfalci e le potature dal campo di applicazione della disciplina sui rifiuti (art. 185, comma 1, lettera f) del d.lgs. n. 152/2006), consentendo pertanto l’utilizzo diretto in agricoltura del verde urbano (pubblico e privato) senza necessità di trattamento.
L’Autorità ne conclude che la disciplina interna, nella misura in cui contrasta con il diritto europeo, si presta a distorsioni nella gestione delle risorse, a sfavore delle imprese che utilizzano gli scarti vegetali come input nell’ambito di filiere di riciclo tracciate e controllate, e quindi a un rischio di compromissione, a livello nazionale, di un corretto sviluppo dei diversi mercati attivati dalla raccolta differenziata.



Autorità garante