Idrico: il ddl sull’acqua pubblica esclude le competenze dell’ARERA

04 ottobre 2018

Già all’attenzione dell’VIII Commissione Ambiente della Camera, il ddl “Disposizioni in  materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”, che ha l’obiettivo di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale, nel quadro delle politiche complessive di tutela e di gestione del territorio, è stato  oggetto nella seduta del 2 ottobre scorso di una votazione alla Camera che ha disposto l’avvio della discussione di urgenza. La proposta quindi, che faceva parte del contratto di Governo, dovrà essere discussa entro dicembre.
Nel disegno di legge si specifica che l’acqua è un bene comune e tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà. Nel settore dei servizi idrici è vietato sottoscrivere accordi di liberalizzazione che non garantiscano la piena realizzazione del diritto umano all’acqua e la tutela della risorsa idrica.
I distretti idrografici definiti ai sensi dell’articolo 54, comma 1, lettera t), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, costituiscono la dimensione ottimale di governo e di gestione dell’acqua. In sostanza si prevede la ridefinizione del sistema di pianificazione e gestione dell’acqua sulla base di ambiti di bacino idrografico.
Siamo di fronte ad una sorta di testo unico sul tema acqua, che, oltre a garantire l’accesso al diritto universale all’ acqua, comporta svariate novità. Non solo si parla di revisione delle concessioni, governance pubblica e partecipata del servizio, trasparenza dell’attività di controllo e di monitoraggio sulla qualità delle acque, ma piuttosto eclatante è la previsione dell’ esclusione dalle competenze dell’ARERA della definizione della tariffa e del controllo sulla gestione del SII e di tutto quanto riguarda la gestione della risorsa acqua, al fine di riportare tale competenza in capo al Ministero dell’ambiente.
Così recita l’art. 8 - Governo pubblico del ciclo naturale e integrato – della  proposta di Legge A.C. 52: “Dalla data di entrata in vigore della presente legge le funzioni di regolazione e di controllo dei servizi idrici attribuite all’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente dall’articolo 21, comma 19, del decreto-legge 6 dicembre 2011 n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono trasferite al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.


Ddl 52 Gestione pubblica Acque