Il “pastazzo di agrumi” è rifiuto

18 ottobre 2018

La Cassazione penale prima dell’introduzione del TUA aveva affermato che il "pastazzo di agrumi", composto da buccia e polpa di agrumi residuati dalla loro lavorazione, allorché fossero ancora presenti processi fermentativi non era qualificabile quale ammendante vegetale semplice utilizzabile in agricoltura e rientrava nella disciplina del d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, atteso che per la esclusione dalle disposizioni sui rifiuti doveva trattarsi di prodotto non fermentato (così già Sez. III, n. 12366 dell’8 marzo 2005).
Anche dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 152/06, si applica la disciplina in materia di rifiuti agli scarti vegetali costituiti da resti di agrumi in stato di putrefazione, non essendo qualificabili né come ammendante vegetale semplice, per l'irreversibilità del processo fermentativo, né come ammendante vegetale compostato, attesa la mancanza di un preliminare processo di trasformazione e stabilizzazione. (Cass. Pen., Sez. III, del 7 aprile 2009, n. 20248).
Anche recentemente la Cassazione (Cass. Pen., Sez. III, del 15 febbraio 2017, n. 7163)  ha ricordato che si applica la disciplina in materia di rifiuti agli scarti vegetali costituiti da resti di agrumi in stato di putrefazione.
L'esclusione del pastazzo dalla nozione di rifiuto può eventualmente aversi alla stregua di procedure specifiche di trattamento e stabilizzazione. E’, quindi, affermata la natura di rifiuto al pastazzo esposto agli agenti atmosferici e soggetto a naturali processi di fermentazione.
Da ultimo la Cassazione ribadisce la natura del pastazzo di agrumi quale rifiuto secondo tale filone (Cass. Pen. ,Sez. III, del 29 agosto 2018, n. 39203).