Inquinamento: nesso di causalità e presunzioni

05 luglio 2019

Il Tribunale amministrativo si pronuncia sull’inquinamento e la ricostruzione del nesso di causalità (Tar Puglia, Lecce, Sez. I,  del 9 maggio 2019, n. 755).
Si rammenta che l’imputazione dell’inquinamento a un determinato soggetto può avvenire sia per condotte attive che per condotte omissive e la relativa prova può essere data in forma diretta o indiretta. Il fondamento dell’imputazione può essere rintracciato anche alla stregua di presunzioni semplici ex art.2727 c.c., prendendo in considerazione elementi di fatto da cui si traggano indizi gravi, precisi e concordanti. Sulla base di tali indizi deve risultare verosimile che si sia verificato un inquinamento e che questo sia attribuibile a determinati autori.
Le presunzioni rappresentano un mezzo per dedurre dal fatto noto quello ignoto, essendo sufficiente che quest’ultimo sia considerato mera conseguenza del primo, alla stregua di un criterio basato sulla normalità dei casi e seguendo un calcolo probabilistico fondato, per l’appunto sull’id quod plerumque accidit ex art. 2727.
Si tratta della regola del processo civile1 del “più probabile che non” o della preponderanza dell’evidenza.





1 Cass. Civ. Sez. Unite, n. 30328 dell’11 settembre 2002.