La cassazione ribadisce ancora i limiti della fertirrigazione

06 giugno 2019

La Cassazione Sez. III del 27 maggio 2019, n.23148 ribadisce i limiti dell’attività di fertirrigazione in deroga alla disciplina dei rifiuti.
Il Tribunale aveva condannato l’imputato per il reato di cui all'art. 256 comma 2 del Dlgs 152/2006, perché in assenza di autorizzazione depositava sul suolo rifiuti speciali allo stato liquido quali liquami prodotti dall'allevamento. Il ricorrente invoca la pratica della "fertirrigazione" idonea a sottrarre il deposito delle deiezioni animali alla disciplina sui rifiuti.
La Cassazione ribadisce che per potersi avere la fertirrigazione in deroga alla disciplina dei rifiuti occorre l'esistenza effettiva di colture in atto sulle aree interessate dallo spandimento, nonché l'adeguatezza di quantità e qualità degli effluenti e dei tempi e modalità di distribuzione al tipo e fabbisogno delle colture e, in secondo luogo, l'assenza di dati sintomatici di una utilizzazione incompatibile con la fertirrigazione.
Per di più l’onere della prova ricade sulla parte che beneficia della deroga.