La deliberazione dello stato di emergenza

11 febbraio 2019

Chi ha il potere di deliberare lo stato di emergenza?
La legge 24 febbraio 1992 n. 225 - Istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile – all’art. 5 dispone che “il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero, su sua delega, di un Ministro con portafoglio o del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri segretario del Consiglio, formulata anche su richiesta del Presidente della regione interessata e comunque acquisitane l'intesa,delibera lo stato d'emergenza, fissandone la durata e determinandone l'estensione territoriale con specifico riferimento alla natura e alla qualità degli eventi e disponendo in ordine all'esercizio del potere di ordinanza…”.
La giurisprudenza ha già affermato che lo stato di emergenza va considerato quale presupposto di fatto integrante il precetto penale. La disciplina sanzionatoria contenuta nel D.L. n. 172 del 2008, art. 6 (poi convertito con modifiche nella L. n. 210 del 2008) ricollega la punibilità delle condotte (specificamente indicate nelle lett. a), b), e) e d) dell'art.), alla esistenza del presupposto del dichiarato stato di emergenza nei territori ove tali condotte avvengano. La dichiarazione dello stato di emergenza non ha efficacia delimitativa delle condotte penalmente rilevanti ai sensi della fattispecie incriminatrice, anche in ragione della natura di fonte normativa secondaria, insuscettibile di assumere autonoma potestà normativa in materia penale, assumendo, bensì, il carattere di presupposto normativo per l'applicabilità delle fattispecie delittuose previste dall'art. 6 L. 210/2008. (Cass. Pen., Sez. III,  del 22 dicembre 2016, n.54504).
Su questa linea la Cassazione in un recentissimo arresto (Sez. III  del 24 gennaio 2019, n. 3582) ribadisce che lo stato di emergenza costituisce il necessario presupposto di fatto per l'adozione di norme derogatorie alle ordinarie disposizioni legislative che giustificano un trattamento differenziato e non è elemento normativo della fattispecie che ne delimita l’ambito di applicazione.
La dichiarazione dello stato di emergenza trova i suoi presupposti nella legge n. 252 del 1992 che attribuisce al DPCM la competenza a determinare la durata del medesimo e l’ambito spaziale. Ne consegue – spiega lo Corte – che l’atto diviene elemento integrativo della fattispecie penale costituendone un presupposto di fatto dal quale dipende l’applicazione dell’art. 6 del d.l. 172 del 2008.
La Corte, pertanto afferma che “deve ritenersi manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, D.L. 6 novembre 2008, n. 172 per violazione dell'art. 3 Cost., poiché non lede i principi di uguaglianza e ragionevolezza la scelta normativa del legislatore di differenziare, con la previsione di una disciplina eccezionale e temporanea, l'applicazione della norma penale, apparendo oggettivamente più grave la violazione della disciplina normativa dei rifiuti nelle zone ove vige lo stato di emergenza rispetto alle altre zone del territorio nazionale dove l'emergenza non sussista o sia cessata. Parimenti manifestamente infondato è l’ulteriore profilo di violazione del principio della riserva di legge, ex. art. 25 Cost, in materia penale poiché la durata ed estensione dello stato di emergenza costituisce mero fatto presupposto da cui dipende l’applicazione della legge penale di cui all’art. 6 del citato decreto e non è elemento costitutivo del reato”.