La sospensione del procedimento con messa alla prova e la sua estensione alle persone giuridiche

16 novembre 2020

Negli ultimi anni, tanto a livello giurisprudenziale quanto dottrinale, ci si è interrogati circa la possibilità di estendere l’applicazione dell’istituto della sospensione del procedimento con la messa alla prova (c.d. probation) anche agli enti. Un primo orientamento della giurisprudenza di merito promuove un’interpretazione di tipo restrittiva e formalista della disciplina, regolata agli artt. 168 bis ss. c.p. e 464 bis ss. c.p.p., non consentendo agli enti di ricorre all’istituto oggetto di analisi in ragione dell’assenza di una previsione in tal senso sia nel codice penale sia nel d.lgs. n. 231/2001. Tale vuoto non può essere colmato mediante l’analogia in quanto, nel rispetto del principio della riserva di legge, la sospensione del procedimento con messa alla prova ha natura afflittiva, rientrando a pieno titolo nella categoria delle sanzioni penali. Un secondo orientamento, espresso nella pronuncia del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Modena del 19 Ottobre 2020, ha affermato la sussistenza di una reale affinità tra la l’istituto deflativo-premiale della probation e la natura stessa del processo enunciato dal d.lgs. n. 231/2001.
Quest’ultimo, infatti, appare connaturato dalla presenza di una pluralità di strumenti di ravvedimento, successivi alla commissione dell’illecito amministrativo, riconosciuti alla persona giuridica. Basti pensare agli adempimenti riparatori, risarcitori e riorganizzativi che consentono di porre in evidenza la natura rieducativa del processo, volto, dunque, più alla prevenzione e alla realizzazione della compliance che alla repressione e irrogazione della pena nonchè agli strumenti tipici per la sospensione del procedimento di cui al d.lgs. n. 231/2001, funzionali all’adempimento di condotte riparatore (artt. 49 e 65 del Decreto 231).
Nella pronuncia sopra indicata, il GIP ha accolto il programma di trattamento proposto dalla difesa, dal quale emerge la volontà dell’impresa di provvedere in maniera seria e tempestiva al ripristino della situazione di fatto antecedente alla commissione dell’illecito, al risarcimento dei danni, alla rielaborazione del modello di organizzazione e gestione e allo svolgimento di un’attività di volontariato.
Dunque, in conformità con la decisione del Tribunale di Modena, la sospensione del procedimento con messa alla prova dovrebbe trovare applicazione anche nei confronti della persona giuridica ogni qual volta la stessa di sia dotata di programmi di compliance qualificati idonei all’eliminazione dei presupposti a fondamento dell’illecito e dei suoi effetti pregiudizievoli.