Limiti degli idrocarburi nei fanghi di depurazione

16 ottobre 2018

Il decreto legge del 28 settembre 2018, n. 109, recante “Disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze”, tra le altre disposizioni, reca  “Disposizioni urgenti sulla gestione  dei fanghi di depurazione “ (art. 41): “1. Al fine di superare situazioni di criticità nella gestione dei fanghi di depurazione, nelle more di  una  revisione organica  della normativa di settore, continuano a valere, ai fini  dell'utilizzo  in agricoltura dei fanghi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), del  decreto  legislativo 27 gennaio  1992, n. 99, i limiti dell'Allegato IB  del  predetto  decreto,  fatta  eccezione  per  gli idrocarburi (C10-C40), per i quali il limite è: ≤ 1.000 (mg/kg tal quale).  Ai  fini  della  presente  disposizione,  per  il  parametro idrocarburi C10-C40, il limite di 1000 mg/kg tal quale si intende comunque rispettato se la  ricerca dei marker di cancerogenicità fornisce valori inferiori a quelli definiti ai sensi della nota L, contenuta nell'allegato VI del regolamento (CE) n. 1272/2008  del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, richiamata nella decisione 955/2014/UE della Commissione del 16 dicembre 2008.
La disposizione in oggetto fa rinvio alla definizione di “fanghi” di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, cioè “i residui derivanti dai processi di depurazione: 1) delle acque reflue provenienti esclusivamente da insediamenti civili; 2) delle acque reflue provenienti da insediamenti civili e produttivi; tali fanghi devono possedere caratteristiche sostanzialmente non diverse da quelle possedute dai fanghi di cui al punto precedente; 3) delle acque reflue provenienti esclusivamente da insediamenti produttivi; tali fanghi devono essere assimilabili per qualità a quelli di cui al punto 1)”.
Il fine esplicitamente espresso è superare situazioni di criticità nella gestione dei fanghi di depurazione, nelle more di una revisione organica della normativa di settore. Si tratta nello specifico delle criticità emerse all’indomani della sentenza del TAR Lombardia n. 1782 del 20 luglio 2018, che sulla scia della Corte di Cassazione (n. 27958 del 6 giugno 2017) ha affermato che in mancanza di valori limite per gli idrocarburi nella disciplina dettata dal D.Lgs. 99/1992, si applica il D.Lgs. 152/2006)16. Pertanto, i fanghi ad uso agricolo dovrebbero rispettare i limiti previsti dalla tabella 1 dell’all. 5 al titolo V della parte IV del D.Lgs. 152/2006, ove viene fissato un valore massimo di 50 mg/kg per gli idrocarburi pesanti (C superiore a 12) e di 10 mg/kg per quelli leggeri (C inferiore o uguale a 12), in termini di sostanza secca.
La previsione chiarisce che per il parametro idrocarburi C10-C40, il limite di 1.000 mg/kg tal quale si intende comunque rispettato se la ricerca dei marker di cancerogenicità fornisce valori inferiori a quelli definiti ai sensi della nota L, contenuta nell’allegato VI del regolamento (CE) n. 1272/2008 (relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele, c.d. regolamento CLP).
La nota L così dispone: “la classificazione come cancerogeno non è necessaria se si può dimostrare che la sostanza contiene meno del 3% di estratto di Dmso secondo la misurazione IP 346 "Determinazione dei policiclici aromatici negli oli di base inutilizzati lubrificanti e nelle frazioni di petrolio senza asfaltene - estrazione di dimetile sulfosside", Institute of Petroleum, Londra. La presente nota si applica soltanto a talune sostanze composte derivate dal petrolio…”.