Produzione industriale di energia elettrica di una centrale nucleare non in funzione: occorre la VIA?

13 settembre 2019

Una controversia nata in Belgio in relazione alla legge belga che ha previsto la ripresa, per un periodo di quasi dieci anni, dell’attività di produzione industriale di energia elettrica di una centrale nucleare non in funzione e ha rinviato di dieci anni il termine inizialmente previsto per la disattivazione e la cessazione della produzione industriale di energia elettrica di una centrale nucleare in attività.  La vicenda si intreccia con svariate questioni sull’interpretazione della Convenzione sulla valutazione dell’impatto ambientale in un contesto transfrontaliero e sulla Convenzione di Aarhus e la direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche e la direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati. La lettura è complessa e  la Corte costituzionale del Belgio  rinvia alla Corte di Giustizia articolate questioni pregiudiziali.
La Grande Sezione nella sentenza del 29 luglio scorso, causa C‑411/17 si pronuncia.
Secondo la Corte di Giustizia la ripresa, per un periodo di quasi dieci anni, della produzione industriale di energia elettrica di una centrale nucleare non in funzione, che abbia l’effetto di rinviare di dieci anni la data inizialmente stabilita dal legislatore nazionale per la sua disattivazione e per la fine della sua attività, e il rinvio, anch’esso di dieci anni, del termine inizialmente previsto da questo medesimo legislatore per la disattivazione e la cessazione della produzione industriale di energia elettrica di una centrale in attività costituiscono un «progetto», che deve, in linea di principio, e salvo le verifiche che il giudice del rinvio deve effettuare, essere sottoposto a una valutazione dell’impatto ambientale prima dell’adozione di tali misure.
La direttiva 2011/92 autorizza uno Stato membro a esentare tale progetto nel procedimento principale da una valutazione dell’impatto ambientale al fine di garantire la sicurezza del suo approvvigionamento di energia elettrica solo nel caso in cui tale Stato membro dimostri che il rischio per la sicurezza di tale approvvigionamento è ragionevolmente probabile e che il progetto in questione presenta un carattere di urgenza tale da giustificare l’assenza di una simile valutazione, e purché siano rispettati gli obblighi di cui all’articolo 2, paragrafo 4, secondo comma, lettere da a) a c), di tale direttiva.
Tali misure, unitamente ai lavori di modernizzazione e di adeguamento alle norme di sicurezza attuali, costituiscono un progetto soggetto a un’opportuna valutazione della sua incidenza sui siti protetti interessati.
Il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che un giudice nazionale può, se il diritto interno lo consente, eccezionalmente mantenere gli effetti di misure, come quelle di cui trattasi nel procedimento principale, che siano state adottate in violazione degli obblighi sanciti dalle direttive 2011/92 e 92/43, qualora tale mantenimento sia giustificato da considerazioni imperative connesse alla necessità di scongiurare una minaccia grave ed effettiva di interruzione dell’approvvigionamento di energia elettrica dello Stato membro interessato, cui non si potrebbe far fronte mediante altri mezzi e alternative, in particolare nell’ambito del mercato interno. Detto mantenimento può coprire soltanto il lasso di tempo strettamente necessario per porre rimedio a tale illegittimità.