Ambiente legale Digesta, Luglio - Agosto 2016

RUBRICA - D.LGS. 231/2001 E ANTICORRUZIONE

D. Lgs. 231/2001, questo sconosciuto. Come e perché occorre adottarlo e farsene una ragione

A distanza di cinque anni dall’introduzione dei reati ambientali nel D.Lgs. 231 del 2001 avvenuta con il D.Lgs. 121 del 2011 (di recepimento della Direttiva 2008/99), ancora un numero ingente di società operanti nel settore della gestione dei rifiuti si dimostrano prive – e purtroppo colpevolmente disinteressate – dall’adozione del Modello Gestionale evidenziando una trascuratezza delle conseguenze sanzionatorie nei confronti delle quali rimangono del tutto inermi.
Neanche l’avvento dei cc.dd. “ecoreati” intervenuti con la L. 68 del 2015 ha saputo accelerare tale processo di adeguamento contrariamente a quanto sembrava ipotizzabile. Le ragioni di tale ritardo sono riconducibili, da un lato, all’assenza di uno specifico obbligo normativo che impone l’adozione e, dall’altro, una rilevabile bassa frequenza di sanzioni nel settore. Vero è, infatti, che la stagione delle contestazioni ambientali non sta godendo di un ritmo frenetico forse, anche in questo caso, dovuto alle problematiche connesse all’abolizione delle Province, che ha inevitabilmente ripercosso i suoi effetti sulle formazioni delle piante organiche delle Polizie
Locali e, dall’altra, in un arresto delle provvidenze rivolte alla specializzazione delle forze di polizia (tra tutte la soppressione del Corpo Forestale).
Nonostante pertanto il decorso di diversi anni sembra opportuno, in aderenza anche alla rubrica stabile che questa rivista vuole dedicare alla materia, ripercorrere quali siano i presupposti, i rischi e i rimedi del Modello 231 e perché appare sempre più improrogabile che le aziende si dotino di tale strumento.

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