Ambiente Legale Digesta, Settembre - Ottobre 2016

RUBRICA - D.LGS. 231/2001 E ANTICORRUZIONE

Ricade sull’ente l’onere di dimostrare di avere efficacemente adottato modelli gestionali ed organizzativi idonei a prevenire i reati

di Chiara Fiore


Cass. Pen., Sez. IV, n. 31210 del 20 luglio 2016

Con sentenza n. 31210 del 20 luglio 2016 la Suprema Corte torna a pronunciarsi in tema di responsabilità amministrativa degli enti in relazione, interalia, ai reati ambientali commessi, in questo caso, da un’azienda che gestiva rifiuti. La pronuncia riportata prende le mosse da un grave e triste caso incorso in un’azienda del Nord in cui quattro operai perdevano la vita, ed altre tre persone, sempre alle dipendenze dell’azienda, subivano, invece, delle lesioni gravi a seguito dell’esplosione di un incendio nel sito in cui si trovavano i rifiuti.
Tale evento, tanto secondo i tribunali di merito quanto secondo la Corte di Cassazione, risultava
causato dall’inosservanza di molteplici norme antinfortunistiche nonché di altrettante disposizioni
ambientali, ed in particolare, quanto a quest’ultime:
  • per avere smaltito rifiuti pericolosi senza la necessaria autorizzazione, effettuando trattamento chimico-fisico mediante aggiunta d’acqua e miscelazione con altri rifiuti non consentita (D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 256, comma 1, lett. b);
  • per avere miscelato, travasato e triturato materiali speciali pericolosi in assenza di impianti di aspirazione e captazione (art. 256, comma 4, D.Lgs. cit.);
  • per avere miscelato rifiuti aventi diverso stato fisico e senza la previa prova per 24 ore su piccole quantità (art. 256, comma 4 e 5, D.Lgs. cit.);
  • per avere fatto trasportare rifiuti in uscita dallo stabilimento indicando nel formulario e nella scheda il falso (art. 258, comma 4, D.Lgs. cit.);
  • per avere, al fine di trarne profitto, fatto trafficare in rifiuti la società amministrata (art. 260, D.Lgs. cit.).

LEGGI DI PIU'