Ambiente legale Digesta, Luglio - Agosto 2016

TRIBUNALE

PENALE

SANZIONI - Cass. Pen.,  Sez. III, 27 maggio 2016, n. 22248

Reato di abbandono incontrollato rifiuti – Art. 256 comma 2 d.lgs n. 152/2006 - Reato istantaneo con effetti permanenti - Volontà esclusivamente dismissiva dei rifiuti.

Il reato di "abbandono incontrollato" di rifiuti (condotta attualmente prevista come reato dall'art. 256 comma 2 d.lgs n. 152/2006 che si pone in continuità normativa con la contravvenzione di cui al comma 2 del d.lgs n. 22/1997, norma applicabile ratione temporís alla fattispecie in esame) ha natura di reato istantaneo con effetti permanenti.
Va, infatti, data continuità al principio già in precedenza affermato da questa Corte secondo cui, la natura istantanea con effetti permanenti ben può attagliarsi alla condotta di "abbandono incontrollato" di rifiuti, che presuppone una volontà esclusivamente dismissiva dei rifiuti che, per la sua episodicità, esaurisce gli effetti della condotta fin dal momento dell'abbandono e non presuppone una successiva attività gestoria volta al recupero o allo smaltimento (Sez.3,n.7386 del 19/11/2014,dep.19/02/2015, Rv.262410; Sez. 3, n. 51422 del 6/11/2014, D'Itri, non massimata).

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SANZIONI - Cass. Pen., Sez. III, 16 maggio 2016, n. 20154
 

Compost – Soglia d'accettabilità dei rifiuti raccolti separatamente per il compostaggio - Reato di smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi in difetto dell'autorizzazione -  Prescrizione intervenuta nelle more del procedimento di legittimità.

Per costante indirizzo di questa Corte, ove nella produzione del "compost" di qualità sia superata la soglia d'accettabilità dei rifiuti raccolti separatamente per il compostaggio, ovvero siano presenti nel "compost" sostanze pericolose non previste nemmeno nell'elencazione delle delibere regionali in materia, si configura il reato di smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi in difetto dell'autorizzazione prevista dall'art. 208 del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, in quanto è applicabile in tal caso la disciplina in materia di recupero dei rifiuti prevista dagli artt. 181 e ss. del citato d. lgs. e non quella in materia di fertilizzanti, prevista dal D. Lgs. 29 aprile 2006, n. 217.
Per costante indirizzo di questa Corte, l'inammissibilità del ricorso per cassazione per manifesta infondatezza dei motivi non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e, pertanto, preclude la possibilità di dichiarare le cause di non punibilità di cui all'art. 129 cod. proc. pen., ivi compresa la prescrizione intervenuta nelle more del procedimento di legittimità (per tutte, Sez. 2, n. 28848 dell'8/5/2013, Ciaffoni, Rv. 256463).

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RESPONSABILITA' - Cass. Pen, Sez. III, 16 maggio 2016, n. 20150 

Danno ambientale – Risarcimento – Legittimazione a costituirsi parte civile – Stato - Regioni.

La legittimazione a costituirsi parte civile nei processi per reati ambientali aventi ad oggetto, come nella specie fatti compiuti successivamente al 29 aprile 2006, spetta, a seguito della abrogazione dell'art. 18, comma terzo, della I. n. 349 del 1986 derivante dall'entrata in vigore dell'art. 318, comma secondo, lett. a), del d.lgs. n. 152 del 2006, in via esclusiva allo Stato per il risarcimento del danno ambientale di natura pubblica, inteso come lesione dell'interesse pubblico alla integrità e salubrità dell'ambiente, mentre tutti gli altri soggetti, singoli o associati, comprese le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali, possono esercitare l'azione civile in sede penale ai sensi dell'art. 2043 cod. civ. solo per ottenere il risarcimento di un danno, patrimoniale o non patrimoniale, ulteriore, conseguente alla lesione di altri loro diritti particolari diversi dall'interesse pubblico alla tutela dell'ambiente, pur se derivante dalla stessa condotta lesiva.
È stato, in particolare, al riguardo chiarito che il danno diverso da quello ambientale che legittima gli enti territoriali deve derivare dalla lesione di interessi locali specifici e differenziati e che tale danno può essere anche di natura non patrimoniale (Sez. 4, n. 24619 del 27/05/2014, Salute, Rv. 259153, che ha confermato la decisone con la quale era stato riconosciuto al Comune ed alla Regione il risarcimento per danno all'immagine), ed essere riconosciuto anche a favore delle associazioni ambientaliste, per il pregiudizio arrecato alla attività da esse svolta per la valorizzazione e la tutela dei territorio.

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SANZIONI - Cass. Pen., Sez. III, 16 maggio 2016, n. 20155

Art. 256 del D.Lgs n. 152/06 - Valutazione entità del fatto – Elemento materiale nelle sue componenti essenziali.

Gli imputati erano stati assolti dalla contestazione di cui all'art. 256, d. lgs. n. 152 del 2006, perché il fatto, così come contestato, non sussiste. La valutazione sull'identità del fatto, preclusiva di un secondo giudizio ai sensi dell'art. 649 cod. proc. pen., deve essere compiuta unicamente con riferimento all'elemento materiale del reato nelle sue componenti essenziali attinenti alla condotta, all'evento ed al nesso causale, nonché alle circostanze di tempo, di luogo e di persona del fatto-reato, considerati nella loro dimensione storico-naturalistica ed in quella giuridica, laddove la medesima condotta viola contemporaneamente più disposizioni incriminatrici (tra le altre, Sez. 2, n. 19712 del 6/2/2015, Aieta, Rv. 263543; Sez. 5, n. 52215 del 30/1072014, Carbognani, Rv. 261364; Sez. 2, n. 18376 del 21/3/2013, Cuffaro, Rv. 255837); con la conseguenza che costituisce fatto diverso - ed ammette, quindi, un secondo giudizio - quello che, pur violando la stessa norma ed integrando gli estremi del medesimo reato, sia un'ulteriore estrinsecazione dell'attività del soggetto agente, diversa e distinta nello spazio e nel tempo da quella posta in essere in precedenza ed accertata con sentenza definitiva.

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DEPOSITO TEMPORANEO - Cass. Pen., Sez. III, 27 aprile 2016, n. 17184 

Deposito temporaneo – Luogo di produzione – Collegamento funzionale al luogo di materiale produzione del rifiuto.

L'eccezione secondo cui il deposito era regolare perché i rifiuti erano depositati nel "luogo di produzione" (dovendosi per tale intendere, secondo la tesi difensiva, anche la sede dell'impresa produttrice) non è decisiva perché non considera che lo stoccaggio alla rinfusa esclude "ex se" la regolarità del deposito stesso e che in ogni caso il rispetto di tutte le modalità tecniche del deposito costituisce preciso onere di chi lo effettua, in considerazione della natura eccezionale e derogatoria del deposito temporaneo rispetto alla disciplina ordinaria (Sez. 3, n. 3 23497 del 17/04/2014, Lobina, Rv. 261507), onere che non può essere assolto per la prima volta in sede di legittimità con l'inammissibile allegazione di dati fattuali.
Peraltro, deve escludersi che la sede dell'impresa non funzionalmente ed immediatamente collegata al luogo di materiale produzione del rifiuto possa esser considerata anch'essa "luogo di produzione" del rifiuto (Sez. 3, n. 35622 del 11/07/2007, Pili, Rv. 237388; Sez. 3, n. 8061 del 23/01/2013, Ercolani, Rv. 254754), e ciò a prescindere dal fatto che tale collegamento, se - come nel caso in esame - non emerge "ictu oculi", deve essere provato in modo rigoroso da chi lo deduce e non viceversa.

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SANZIONI - Cass. Pen.,  Sez. III, 11 aprile 2016, n. 14741

AIA – Art. 29 quattuordecies, c. 2 del D.Lgs n.152/06 – Sanzione amministrativa – Nuova disciplina introdotta dal D.Lgs. n. 46 del 2014.

Il D.Lgs. 4 marzo 2014, n. 46 entrato in vigore 1'11/04/2014, all'art. 7, comma 13 riscrive l'art. 29-quattuordecies al fine di rendere le sanzioni previste per gli impianti soggetti ad AIA più proporzionali e più coordinate con le sanzioni previste da discipline specifiche.
Il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 29-quattuordecies, nuovo comma secondo, prevede una sanzione solo amministrativa per effetto delle modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 46 del 2014.
La nuova disciplina è, pertanto, così articolata: il D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 29- quattuordecies, comma 2, come modificato dal D.Lgs. n. 46 del 2014, prevede la sola sanzione amministrativa pecuniaria da 1.500 Euro a 15.000 Euro "Salvo che il fatto costituisca reato", nei confronti di colui che pur essendo in possesso dell'autorizzazione integrata ambientale non ne osserva le prescrizioni o quelle imposte dall'autorità competente
La fattispecie oggetto di esame da parte di questa Corte, peraltro, non rientra in alcuna delle ipotesi di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 29-quattuordecies, commi 3 e 4 in quanto riguarda l'inosservanza delle prescrizioni autorizzative contenute all'art. 14 dell'A.I.A.
Il fatto rientra, pertanto, nella nuova previsione del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 29-quattuordecies, comma 2 con conseguente intervenuta depenalizzazione e necessità di disporre l'annullamento senza rinvio dell'impugnata sentenza per non essere il fatto costituito dalla mera inosservanza delle prescrizioni AIA o di quelle imposte dall'autorità competente, non rientrante in alcuna delle ipotesi di cui all'art. 29-quattuordecies, commi 3 e 4, più previsto dalla legge come reato.

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SANZIONI - Cass. Pen., 3 marzo 2016, n. 9461

Sequestro preventivo – Impianto di trattamento di rifiuti liquidi - Periculum in mora - Requisiti della concretezza e attualità.

Osserva il Collegio che, in tema di sequestro preventivo, il "periculum in mora" richiesto dal primo comma dell'art. 321 cod. proc. pen. deve presentare i requisiti della concretezza e attualità, da valutare in riferimento alla situazione esistente non soltanto al momento dell'adozione della misura cautelare reale, ma anche durante la sua vigenza, di modo che possa ritenersi quanto meno probabile che il bene assuma carattere strumentale rispetto all'aggravamento o alla protrazione delle conseguenze del reato ipotizzato o all'agevolazione della commissione di altri reati.
A tali principi si è ampiamente conformato il tribunale cautelare che - con adeguata motivazione, priva di illogicità e neppure censurabile in sede di controllo di legittimità delle ordinanze cautelari reali - ha escluso la concretezza e l'attualità del paventato pericolo fondato ex adverso sulla base di ipotetiche ed eventuali ripetizioni della condotta criminosa, derivando da ciò l'inammissibilità del ricorso.

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SANZIONI - Cass. Pen., Sez. III, 24 marzo 2016, n. 12473

Sequestro di cose – Veicolo per trasporto rifiuti – Restituzione cose sequestrate - Noleggio di veicolo adibito al trasporto di rifiuti.

In tema di sequestro di cose pertinenti al reato che ne renda obbligatoria la successiva confisca, come avviene per il veicolo adoperato per il trasporto di rifiuti pericolosi senza autorizzazione, il terzo che invochi la restituzione delle cose sequestrate qualificandosi come proprietario o titolare di altro diritto reale è tenuto a provare i fatti costitutivi della sua pretesa e, in particolare, oltre alla titolarità del diritto vantato, anche l'estraneità al reato e la buona fede, intesa come assenza di condizioni in grado di configurare a suo carico un qualsivoglia addebito di negligenza da cui sia derivata la possibilità dell'uso illecito del bene (ex plurimis, sez. 3, 16 gennaio 2015, n. 18515, rv. 263772; sez. 3, 17 gennaio 2013, n. 9579, rv. 254749).
Ciò che conta, ai fini del legittimo esercizio dell'attività di gestione dei rifiuti, ivi compreso il loro trasporto, non è la generica iscrizione del soggetto all'Albo ma l'indicazione nell'Albo stesso del singolo veicolo utilizzato.
Il soggetto che dà in noleggio un veicolo adibito al trasporto di rifiuti è tenuto e verificare l'esistenza ex ante del titolo abilitativo per l'esercizio di tale attività specificamente riferito al veicolo in questione, perché solo la pronta effettuazione di una tale verifica, con esito positivo, può adeguatamente fondare una sua condizione di buona fede. 




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