Ambiente legale Digesta, Luglio - Agosto 2016

TRIBYNALE

AMMINISTRATIVO

AUTORIZZAZIONI - Tar Lazio, Roma, Sez. II- bis, 5 luglio 2016, n. 7686 

Art. 192, comma 3, del d.lgs. n. 152/ 06 - Art. 50 del d.lgs. n. 267 del 2000, c. 5 - Ordinanze contingibili e urgenti – Emergenze sanitarie.

L’art. 50 del d.lgs. n. 267 del 2000 – al comma 5 attribuisce specificamente al “sindaco, quale rappresentante della comunità locale”, il potere di adottare, “in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale”, “ordinanze contingibili e urgenti”.
L’art. 192, comma 3, del d.lgs. n. 152 del 2006 stabilisce il potere del Sindaco di disporre, con “ordinanza”, le operazioni necessarie per la rimozione, l’avvio a recupero o lo smaltimento di rifiuti abbandonati e il ripristino dello stato dei luoghi nei confronti di chi abbia violato i divieti di cui ai precedenti commi 1 e 2, “in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base ad accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo”.
Secondo l’orientamento pressoché unanime della giurisprudenza in materia, i poteri di cui si discute non sono – comunque – sovrapponibili, atteso che il potere di cui all’art. 50 riveste carattere atipico e residuale (ossia è esercitabile – in presenza dei presupposti all’uopo prescritti – esclusivamente nei casi in cui risulti impossibile intervenire mediante l’adozione di atti tipici), mentre il potere contemplato nell’art. 192, comma 3, del d.lgs. n. 152 del 2006 (in precedenza disciplinato dall’art. 14, comma 3, del d.lgs. n. 22 del 1997) riveste carattere “ordinario” ed è, altresì, connotato da natura “sanzionatoria”, atteso che, per il suo esercizio a carico dei soggetti obbligati in solido, impone l’imputazione a titolo di dolo o colpa del comportamento tenuto in violazione dei divieti di legge.

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SERVIZIO DI GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI - Tar Puglia, Lecce, Sez. I, 9 giugno 2016, n. 943 

Gestione integrata rifiuti – Giurisdizione.

Quanto alla questione inerente la particolare previsione di cui all’art.133 comma 1, lett. p), del c.p.a ( secondo la quale “Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo… …le controversie comunque attinenti alla complessiva azione di gestione del ciclo dei rifiuti, seppure posta in essere con comportamenti della pubblica amministrazione riconducibili, anche mediatamente, all’esercizio di un pubblico potere, quand’anche relative a diritti costituzionalmente tutelati”) rispetto alla previsione di cui alla lett. c) (“controversie in materia di pubblici servizi relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi”), può affermarsi che tale disposizione, pur attribuendo alla complessiva azione di gestione del ciclo dei rifiuti, una disciplina peculiare e di species rispetto a quella di genus prevista alla lett.c) (controversie in materia di servizi pubblici), riconosce la giurisdizione del G.A. solo a condizione che vi siano atti o comportamenti riconducibili all’esercizio del potere e non già ove si controverta di atti che siano esclusivamente riconducili all’aspetto negoziale e alle obbligazioni contrattuali assunte. Del resto, la Corte regolatrice della giurisdizione ha chiarito che l’art. 133, lett. p), del c.p.a. nulla ha innovato in ordine al riparto della giurisdizione in detta materia, sicché restano al di fuori dell'ambito della giurisdizione amministrativa le questioni connesse al mancato adempimento, da parte dell'amministrazione, di una prestazione pecuniaria nascente da un rapporto obbligatorio od intese a regolamentare gli aspetti meramente patrimoniali della gestione. 

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AUTORIZZAZIONI - Tar Toscana, Sez. III, 8 giugno 2016, n. 964 

Procedure autorizzative semplificate previste dagli artt. 214 e seguenti del D.Lgs 152/06 - Profili urbanistici.

Le procedure autorizzative semplificate previste dagli artt. 214 e seguenti del D.Lgs 152 del 2006 riguardano “l’esercizio delle operazioni di recupero dei rifiuti” (art. 216 comma 1) e non anche la legittimazione degli impianti attraverso cui tali attività vengono svolte sotto il profilo edilizio. L’art. 216 del citato decreto legislativo prevede, infatti, che le operazioni suddette possano essere intraprese a condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di cui all' articolo 214, commi 1, 2 e 3 che riguardano la protezione dell’ambiente e non i profili urbanistici ed edilizi degli impianti.
Anche ammesso che la verifica dei requisiti di stabilimento di cui alla lettera d) del comma 3 del citato articolo 216 attenga non solo la loro idoneità tecnica e la conformità alle norme ambientali ma comporti anche un esame dei profili urbanistici (come ha sostenuto il TAR Palermo nella sentenza 1443 del 2011) ciò non significa che la d.i.a. prevista dall’art. 216 tenga luogo anche del permesso di costruire, se non altro perché in nessun punto della norma emerge che alla stessa debba essere allegato uno specifico progetto edilizio. A ciò si aggiunga che sovente le normative di settore subordinano il rilascio delle autorizzazioni all’esercizio di determinate attività ad una verifica relativa alla conformità urbanistica degli immobili nei quali esse devono svolgersi (ciò accade, ad esempio, con riguardo alle autorizzazioni inerenti le strutture commerciali medie e grandi), senza che ciò renda superfluo il rilascio delle necessarie autorizzazioni edilizie.

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COMPETENZA - Tar Molise, Sez. I, 6 giugno 2016, n. 223 

Giurisdizione del giudice amministrativo in ordine ai rapporti derivanti da concessioni di attività minerarie – Sfruttamento della concessione e dell'esercizio dell'attività di emungimento di acque minerali.

La giurisprudenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con ordinanza n. 15303 del 4 luglio 2015, ha affermato la giurisdizione del giudice amministrativo in ordine ai rapporti derivanti da concessioni di attività minerarie, laddove un ente pubblico territoriale abbia provveduto a disciplinare l'esercizio dell’attività medesima. Anche nel presente caso, invero, ci si trova dinanzi a un atto con cui è stata disposta la disciplina dello sfruttamento della concessione e dell'esercizio dell'attività di emungimento di acque minerali. Nel medesimo senso è, d'altra parte, orientata la giurisprudenza del Consiglio di Stato (cfr.: Cons. Stato, V sez., 27.4.2015 n. 2061), con riferimento al riparto fra giudice ordinario e giudice amministrativo, in relazione alla controversia relativa alla concessione di beni (art. 133 comma 1, lett. b, c.p.a.), essendo stato affermato che sono devolute al giudice amministrativo le controversie nelle quali l'Amministrazione opera nelle vesti di autorità, pur se i rapporti tra Amministrazione e amministrati possano essere ricondotti a una relazione di diritto-obbligo, cioè a un rapporto negoziale (cfr. anche: Cons. Stato, V sez., 22.10.2014 n. 5214 e giurisprudenza ivi citata). Nell'affermare la sussistenza della giurisdizione del giudice amministrativo, si rammenta, infine, che la presente controversia non rientra nella cognizione del Tribunale superiore delle acque pubbliche, essendo la materia delle acque minerali estranea alla materia delle acque pubbliche e rientrando, invece, in quella delle miniere.

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RESPONSABILITA’ - Tar Piemonte, Sez. I, 13 maggio 2016, n. 674 

Responsabilità per inquinamento – Fusione societaria.

Sul tema della sorte dei rapporti giuridici afferenti alla società fusa, in particolare con riguardo alla responsabilità per inquinamento di siti industriali, la giurisprudenza amministrativa ha già avuto occasione di pronunciarsi, riconoscendo che tali rapporti passano in successione universale alla società incorporante anche nel regime giuridico precedente alla modifica dell'art. 2504-bis c.c. ad opera del d.lgs. n. 6 del 2003. Si è così ritenuto che, pure nella precedente formulazione di quest’ultima norma, “la fusione di una società determinava una situazione giuridica corrispondente alla successione universale con la contestuale sostituzione nella titolarità di tutti i rapporti giuridici attivi e passivi (ex pluribus cfr. Cass. Sez. lav., 22 marzo 2010, n. 6845; Cass. Sez. Un., 28 dicembre 2007, n. 27183; Cass. Sez. 3, 13 marzo 2009, n. 6167; Cass. 6 maggio 2005, n. 9432; Cass. 25 novembre 2004, n. 22236; Cass. 3 agosto 2005, n. 16194; Cass. 24 giugno 2005, n. 13695), come si evince dalla precedente formulazione dell'art. 2504 bis c.c., comma 1, la quale statuiva che ‘la società che risulta dalla fusione o quella incorporante assumono i diritti e gli obblighi delle società estinte’ (è proprio il riferimento testuale alle ‘società estinte’ che ha indotto giurisprudenza e dottrina a ritenere che si tratti di successione a titolo universale)” (così, condivisibilmente, TAR Veneto, sez. III, sent. n. 255 del 2014). E si è pertanto concluso, con specifico riguardo alla tematica della tutela contro gli inquinamenti, che gli obblighi di messa in sicurezza e di bonifica, maturati a carico della società estinta, si trasmettono in capo alla società originata dalla fusione.

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SCARICHI - Cons. Stato, Sez. V, 3 maggio 2016, n. 1686 

Scarichi prodotti da insediamenti produttivi – Valori limite – Tutela ambiente

Il combinato disposto degli artt. 124, comma 10, e 101, comma 1, del d.lgs. 2 aprile 2006 n. 152 (Norme in materia ambientale) designa un corpo normativo inteso ad assicurare la permanente e progressiva, ancorché asintotica, adeguatezza degli scarichi prodotti dagli insediamenti produttivi ai c.d. valori limite che, in ragione di fattori sopravvenuti (atmosferici, climatici o tecnici), si rendano necessari per salvaguardare la tutela dell’ambiente. Limiti o standards che, contrariamente a quanto ritiene la società appellata ed avallato dal Tar, non sono fissi o rigidamente stabiliti una volta per tutti al momento del rilascio dell’autorizzazione allo scarico.
L’amministrazione appellante ha dato concreta applicazione alla disciplina richiamata prescrivendo, in sede di rilascio della (nuova) autorizzazione, che gli scarichi prodotti dall’impresa ricorrente, ancorché destinati ad essere convogliati nella rete fognaria, dovessero comunque rispettare i limiti previsti (cfr. tabella 3 all. 5 alla parte III del d.lgs. n. 152/2006) per gli scarichi nelle acque superficiali. Ha altresì concesso all’opificio un congruo lasso di tempo per adeguarsi alle più rigide prescrizioni, dettate – va sottolineato – a tutela della salubrità dell’ambiente e dei singoli cittadini. Vale a dire per salvaguardare interessi pubblici posti al vertice nella scala assiologia che orienta l’azione amministrativa e, comunque, non recessivi rispetto agli opposti interessi economici dell’impresa.

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SERVIZIO DI GESTIONE INTEGRATA RIFIUTI - Cons. Stato, Sez. V, 21 aprile 2016, n. 1591 

Indennità di disagio ambientale – Norme per la gestione integrata dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate - Art. 41, comma 1, l.r. Umbria 13 maggio 2009 n. 11.

L’art. 41 (Indennità di disagio ambientale), comma 1, l.r. Umbria 13 maggio 2009 n. 11 (Norme per la gestione integrata dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate) dispone: “La tariffa di conferimento agli impianti di rifiuti di cui all'articolo 40 comprende l'indennità di disagio ambientale destinata ai comuni sede di impianto o a quelli che comunque risentono delle ricadute ambientali conseguenti all'attività dell'impianto. L'indennità è determinata in relazione alla quantità di rifiuti conferita a ciascun impianto, nel rispetto degli importi unitari minimi e massimi stabiliti dal Piano regionale. La Giunta regionale può aggiornare tali importi unitari ogni tre anni”.
Una tale situazione di fatto (il “disagio ambientale”), secondo il significato proprio delle parole che fanno riferimento ai “comuni sede di impianto o a quelli che comunque risentono delle ricadute ambientali conseguenti all'attività dell'impianto”, va intesa in senso non limitato alla condizione del comune sul cui territorio insiste una discarica, che per ciò solo deve da quella presenza subire esternalità negative, sia economiche che di qualità della vita, ma anche ad altre condizioni: come, ad esempio, alla condizione dei comuni che hanno un giusto titolo a conferire in una discarica e che si vedono, per un diverso uso di quella discarica, ridotta la capacità di fruirne.


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AUTORIZZAZIONI - Tar Lombardia, Milano, Sez. II, 5 aprile 2016, n. 648 

VAS – Finalità – VIA e VAS – Rapporti.

La valutazione ambientale strategica ha la finalità di guidare l'amministrazione nell'effettuazione delle scelte discrezionali da compiersi nei procedimenti volti all’approvazione dei piani e dei programmi, in modo da far sì che tali scelte siano sempre orientate a garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente. La VAS, quindi, avendo ad oggetto atti di ampio respiro non si esprime sulla compatibilità ai valori ambientali di un singolo intervento, ma attiene al complesso delle decisioni che si intendono far confluire nel piano o nel programma.
La valutazione di singoli progetti, riguardanti specifiche opere, viene invece effettuata nell’ambito della VIA, con l’obiettivo, per l’appunto, di verificare l'impatto sull'ambiente della singola opera progettata. Con riferimento ai rapporti fra VAS e VIA è significativo l’art. 6, comma 12, del d.lgs. n. 152 del 2006 il quale stabilisce che “Per le modifiche dei piani e dei programmi elaborati per la pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli conseguenti a provvedimenti di autorizzazione di opere singole che hanno per legge l'effetto di variante ai suddetti piani e programmi, ferma restando l'applicazione della disciplina in materia di VIA, la valutazione ambientale strategica non è necessaria per la localizzazione delle singole opere”.  Si deve, pertanto, ritenere che, in sede di VAS, si debba sì aver riguardo alle singole opere previste nel piano o nel programma, ma ciò al fine di effettuare una valutazione complessiva del piano o del programma, senza che sia quindi necessario effettuare per ciascuna opera una valutazione analitica che metta in luce in maniera puntuale ogni specifica implicazione che la medesima possa avere sull’ambiente.


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