Ambiente legale Digesta, Luglio - Agosto 2016

TRIBUNALE

D.LGS. 231/01

RESPONSABILITA' - Cass. Pen., Sez. VI, 31 maggio 2016, n. 23013

Responsabilità da reato degli enti collettivi – Profitto del reato oggetto della confisca di cui al Decreto Legislativo n. 231 del 2001, articolo 19 – Vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato presupposto – Rapporto sinallagmatico.

È bene premettere che il Collegio aderisce all’orientamento secondo il quale, in tema di responsabilità da reato degli enti collettivi, il profitto del reato oggetto della confisca di cui al Decreto Legislativo n. 231 del 2001, articolo 19 si identifica con il vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato presupposto, ma, nel caso in cui questo venga consumato nell’ambito di un rapporto sinallagmatico, non può essere considerato tale anche l’utilità eventualmente conseguita dal danneggiato in ragione dell’esecuzione da parte dell’ente delle prestazioni che il contratto gli impone (così Sez. U, n. 26654 del 27/03/2008, Fisia Italimpianti S.p.a., Rv. 239924, nonchè, nella giurisprudenza delle Sezioni semplici, tra le tante, Sez. 6, n. 33226 del 14/07/2015, Azienda Agraria Geenfarm di Guido Leopardi, pronunciata nell’ambito dello stesso procedimento, e Sez. 2, n. 20506 del 16/04/2009, Società Impregilo Spa, Rv. 243198; nello stesso ordine di idee, in tema di responsabilità di persone fisiche, v. per tutti, Sez. U, n. 31617 del 26/06/2015, Lucci, Rv. 264436).

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RESPONSABILITA' - Cass. Pen., Sez. VI, 13 maggio 2016, n. 20098

Responsabilità da reato degli enti Richiesta di rinvio a giudizio della persona giuridica -  Interruzione prescrizione – Declaratoria di prescrizione del reato presupposto – Accertamento autonomo della responsabilità amministrativa della persona giuridica.

Il regime della prescrizione degli illeciti amministrativi dipendenti da reato è unico e il relativo termine è di cinque anni, decorrenti dalla consumazione del medesimo reato. Nella specie, a differenza di quanto sostiene il P.G. ricorrente, non è intervenuta alcuna causa di interruzione della prescrizione non essendosi verificate entrambe le condizioni previste dal Decreto Legislativo n. 231 del 2001, articolo 22, comma 2: la richiesta di applicazione di misure cautelari interdittive nei confronti dell’ente e la contestazione dell’illecito amministrativo a norma dell’articolo 59. Cosicché l’illecito amministrativo contestato risulterebbe ampiamente prescritto sin dalla emissione della sentenza di primo grado. La stessa conclusione si raggiungerebbe nel caso in cui si voglia applicare all’illecito amministrativo in questione il regime della prescrizione in materia penale, risultando la avvenuta prescrizione alla data del 25.10.2012. Infine, il Decreto Legislativo n. 231 del 2001, articolo 22 sarebbe riferito alle sole sanzioni amministrative non operando alcun riferimento all’illecito in sé: il diverso assunto del P.G., secondo il quale l’illecito non si prescriverebbe mai sino al passaggio in giudicato della sentenza, risulterebbe in contrasto con i principi generali del codice penale in tema di cause di estinzione del reato ed anche con i principi costituzionali e CEDU.

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SANZIONI - Cass. Pen., Sez. VI, 17 marzo 2016, n. 11442

Fusione con incorporazione della società responsabile di illeciti amministrativi – Trasferimento della responsabilità amministrativa alla società incorporante – Imputazione della responsabilità all’ente risultante dalla fusione – Principi comunitari in tema di riorganizzazione degli enti.

La Corte di Giustizia - relativamente ad un caso di fusione con incorporazione della società responsabile di illeciti amministrativi – ha osservato che il trasferimento della responsabilità amministrativa alla società incorporante discende dalla normativa contenuta nella direttiva comunitaria 78/855 relativa alle fusioni delle società per azioni, alla quale i sistemi nazionali devono uniformarsi: in as- senza di detto trasferimento - ha sottolineato la Corte - l’interesse dello Stato alla repressione non sarebbe protetto e la fusione costituirebbe il mezzo, per una società, di eludere le conseguenze delle infrazioni eventualmente commesse a danno dello Stato membro interessato. La Corte di Giustizia si è premurata di sottolineare che la suddetta interpretazione non si pone in contrasto con gli interessi dei creditori e degli azionisti della società incorporante, in quanto questi ultimi, prima della fusione, hanno la possibilità di ottenere adeguate garanzie. Quindi l’imputazione della responsabilità all’ente risultante dalla fusione per incorporazione discende ineludibilmente non solo dall’esigenza della effettività della risposta sanzionatoria pattiziamente imposta in tema di lotta alla criminalità d’impresa, ma anche dai principi comunitari in tema di riorganizzazione degli enti (direttiva 78/855).

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SANZIONI - Cass. Pen., Sez. II, 17 marzo 2016, n. 11209

Profitto rilevante ai sensi dell’art. 13 D.Lgs. n. 231/2001 – Concezione del profitto “dina- mico”, rapportato alla natura ed al volume dell’attività di impresa, comprensivo di vantaggi economici anche non immediati.

Merita adesione l’orientamento della Suprema Corte (Sez. 6^, sen- tenza n. 32627 del 23/06/2006, Rv. 235636) secondo cui la nozione di profitto rilevante ai sensi dell’art. 13 D.Lgs. n. 231/2001 va intesa innanzitutto come entità comprensiva dell’intero importo del contratto di appalto, anche se tale valore - certamente indicativo ed esaustivo laddove già di per sé di rilevante entità - non esaurisce l’ambito di tale nozione, dovendosi avere riguardo anche ad altri “indicatori” quali ad esempio il fatturato ottenuto a seguito del reato. Inoltre, pure discusso è se il profitto vada limitato al vantaggio economico attuale, immediatamente conseguito dal reato o se debba ricomprendere anche l’utile potenziale (si pensi all’acquisizione di una posizione di mercato foriera di ulteriori vantaggi). Sulla praticabilità di un’ampia accezione di profitto, ad ogni modo, si sono pronunziate - obiter dictum - le Sezioni unite penali, secondo cui il profitto di rilevante entità richiamato nell’art. 13 D.Lgs. n. 231/2001 evoca un concetto di profitto “dinamico” che è rapportato alla natura ed al volume dell’attività di impresa e comprende vantaggi economici anche non immediati, ma per così dire, di prospettiva, in relazione alla posizione di privilegio che l’ente collettivo può acquistare sul mercato in conseguenza delle condotte illecite poste in essere dai suoi organi apicali o da persone sottoposte alla direzione o vigilanza di questi (Sez. U., sentenza n. 26654 del 27/03/2008, Rv. 239924).


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