Ambiente legale Digesta, Luglio - Agosto 2016

TRIBUNALE

CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA

RESPONSABILITA'  - Corte di Giustizia Europea, Sez. VI, 28 luglio 2016, C457/15 - 

Sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra– Direttiva 2003/87/CE – Nozione di “impianto” – Attività di combustione di carburanti in impianti di potenza termica nominale totale superiore a 20 MW.

L’allegato I della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio, come modificata dalla direttiva 2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, nei limiti in cui include la «combustione di carburanti in impianti di potenza termica nominale totale superiore a 20 MW» nell’elenco delle categorie di attività alle quali tale direttiva si applica, deve essere interpretato nel senso che l’obbligo di scambio di quote di un impianto per la produzione di elettricità sorge a partire dal momento della prima emissione di gas a effetto serra, e quindi eventualmente anche in un momento anteriore alla prima produzione di elettricità dell’impianto.

__________________________

AUTORIZZAZIONI - Conclusioni dell’Avvocato Generale Juliane Kokott, presentate il 14 luglio 2016, C290/15

Direttiva 2001/42/CE – Piano e programma – Definizione – Installazione di impianti eolici.

Un «piano o programma» ai sensi della direttiva 2001/42/CE, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, è un atto che definisce i criteri e le modalità di assetto dei territori o di destinazione del suolo e le regole e procedure di controllo alle quali è assoggettata la realizzazione di uno o più progetti.
L’articolo 3, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2001/42 non presuppone che il relativo piano o programma fissi un quadro di riferimento completo per l’autorizzazione di progetti.
Un decreto recante diverse disposizioni relative all’installazione di impianti eolici, ivi comprese misure di sicurezza, di controllo, di rimessione in pristino e di sicurezza, nonché norme in materia di inquinamento acustico definite con riferimento alle aree di pianificazione, volte a disciplinare quantomeno parte del quadro di riferimento per il rilascio di autorizzazioni amministrative di impianti indicati nell’allegato II, punto 3, lettera i), della direttiva 2011/92/UE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, dev’essere classificato quale «piano o programma» ai sensi della direttiva 2001/42.

__________________________

SCARICHI - Corte di Giustizia Europea, Sez. I, 4 maggio 2016, C346/14

Articolo 4, paragrafo 3, TUE – Articolo 288 TFUE – Direttiva 2000/60/CE –Prevenzione del deterioramento dello stato dei corpi idrici superficiali – Deroga al divieto di deterioramento – Interesse pubblico superiore.

Sussiste un deterioramento dello stato di un corpo idrico superficiale, ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, lettera a), i), della direttiva 2000/60, quando lo stato di almeno uno degli elementi di qualità ai sensi dell’allegato V di detta direttiva si degradi di una classe, anche laddove tale deterioramento non si traduca in un deterioramento nella classificazione, nel complesso, del corpo idrico superficiale. Tuttavia, nel caso in cui l’elemento di qualità di cui trattasi, ai sensi di tale allegato, si trovi già nella classe più bassa, qualunque deterioramento di detto elemento costituisce un deterioramento dello stato di un corpo idrico superficiale. Fatta salva la concessione di una deroga, qualsivoglia deterioramento dello stato di un corpo idrico superficiale deve essere evitato. Pertanto, l’obbligo di impedire un deterioramento del genere continua ad essere vincolante in ogni fase dell’attuazione della direttiva 2000/60 ed è applicabile ad ogni tipo e ad ogni stato di corpo idrico superficiale per il quale sia stato adottato un piano di gestione. Lo Stato membro interessato è conseguentemente tenuto a negare l’autorizzazione di un progetto ove quest’ultimo sia tale da deteriorare lo stato del corpo idrico in questione o a pregiudicare il conseguimento di un buono stato dei corpi idrici superficiali, salvo considerare che detto progetto ricada in una deroga ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 7, della direttiva medesima.
Laddove un progetto sia idoneo a determinare effetti negativi per l’acqua, quali quelli enunciati all’articolo 4, paragrafo 7, di detta direttiva, può essere autorizzato, quantomeno, se sono soddisfatte le condizioni dettate all’articolo 4, paragrafo 7, lettere da a) a d), della medesima direttiva.
Si deve riconoscere agli Stati membri un certo margine discrezionale per determinare se un progetto particolare ricada nell’ambito di un interesse del genere. Infatti, la direttiva 2000/60, adottata sul fondamento dell’articolo 175, paragrafo 1, CE (divenuto articolo 192, paragrafo 1, TFUE), stabilisce principi comuni e un quadro globale per l’azione comunitaria in materia di acque e coordina, integra e, nel lungo periodo, sviluppa ulteriormente i principi generali e le strutture idonei a garantire la protezione e un utilizzo sostenibile delle acque nell’Unione. Tali principi e tale quadro devono essere ulteriormente sviluppati dagli Stati membri mediante l’adozione di misure specifiche.


SCARICA PDF

Sommario
aggiornamenti
focus
gestione
gestione - giurisprudenza
rubrica - il punto sull'albo
rubrica - d.lgs. 231/2001 e anticorruzione
gli esperti rispondono
tribunale
tribynale
tribunale