Ambiente Legale Digesta, Settembre - Ottobre 2016

TRIBUNALE

PENALE

SANZIONI - Cass. Pen., Sez. III, 15 giugno 2016, n. 24817 

Decreto penale di condanna - Emissioni moleste –Art. 674 c.p - Reato non necessariamente, ma solo eventualmente permanente.

Secondo la costante giurisprudenza di legittimità, nel caso in cui il Pubblico Ministero abbia richiesto l'emissione del decreto penale di condanna, ai sensi dell'art. 459 c.p.p., comma 3 il G.I.P., qualora ritenga di non accogliere la richiesta, deve restituire gli atti al Pubblico Ministero a meno che non ritenga, ricorrendone i presupposti, di pronunciare sentenza di proscioglimento a norma dell'art. 129 c.p. Il reato di getto di cose pericolose, di cui all'art. 674 cod.pen., ha di regola carattere istantaneo e solo eventualmente permanente. La permanenza va ravvisata quando le illegittime emissioni sono connesse all'esercizio di attività economiche e legate al ciclo produttivo mentre, con riguardo specifico all'emissione molesta di gas, di vapori o di fumo, la contravvenzione di cui all'art. 674 cod. pen., è un reato non necessariamente, ma solo eventualmente permanente, in dipendenza cioè della durata, istantanea o continuativa, della condotta che provoca le emissioni stesse. Ne deriva, per l'integrazione del reato è sufficiente anche un solo atto mediante il quale si provoca un'emissione molesta, e che l'idoneità della condotta a produrre emissioni moleste deve essere dimostrata, con la conseguenza che il proscioglimento del G.I.P. è stato erroneamente pronunciato, poiché, non solo il Giudice ha disatteso il principio di diritto della natura istantanea del reato de quo, ma ha escluso l'idoneità della condotta emissiva, di cui al capo di imputazione, ad offendere o molestare le persone esposte, sulla base di una non consentita valutazione del materiale probatorio.

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RIFIUTI URBANI - Cass. Pen., Sez. III, 13 giugno 2016, n. 24415 

Art. 256, c. 1, D.Lgs n. 152/06 – Smaltimento di rifiuti di imballaggio mediante incenerimento in assenza della prescritta autorizzazione - Verifica dell'idoneità della combustione a sprigionare sostanze tossiche o velenose.

Contrariamente a quanto ritenuto dalla difesa lo smaltimento di rifiuti di imballaggio (nella specie: carta e plastica) mediante incenerimento in assenza della prescritta autorizzazione integra il reato di cui all'art. 256, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006, senza necessità che sia verificata l'idoneità della combustione a sprigionare sostanze tossiche o velenose (sez. 3, 13 novembre 2013, n. 48737, rv. 257921). La fattispecie incriminatrice punisce, infatti, l'abusivo smaltimento dei rifiuti e non la produzione di inquinamento atmosferico, cosicché non assume alcun rilievo l'eventuale danno o pericolo di danno per l'ambiente atmosferico.

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RIFIUTI URBANI - Cass. Pen., Sez. III, 9 giugno 2016, n.23908 

Raccolta e trasporto rottami ferrosi – Art. 256, comma 1, d.lgs. n. 152/06 - Commercio ambulante - Art. 266, c. 5 – Inapplicabilità.

La condotta sanzionata dall'art. 256, comma 1 d.lgs. n. 152 del 2006 è riferibile a chiunque svolga, in assenza del prescritto titolo abilitativo, una attività rientrante tra quelle assentibili ai sensi degli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 del medesimo decreto, svolta anche di fatto o in modo secondario o consequenziale all'esercizio di una attività primaria diversa che richieda, per il suo esercizio, uno dei titoli abilitativi indicati e che non sia caratterizzata da assoluta occasionalità. La deroga prevista dall'alt. 266, comma 5 del d.lgs. n.152 del 2006 per l'attività di raccolta e trasporto dei rifiuti prodotti da terzi, effettuata in forma ambulante opera qualora ricorra la duplice condizione che il soggetto sia in possesso del titolo abilitativo per l'esercizio di attività commerciale in forma ambulante ai sensi del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114 e, dall'altro, che si tratti di rifiuti che formano oggetto del suo commercio.
L'ambito di efficacia della deroga di cui all' art. 266, comma 5, del D.Lgs. n. 152 del 2006 è delimitato alle sole ipotesi in cui sia effettivamente applicabile la disciplina sul commercio ambulante di cui al D.Lgs. n. 114 del 1998 e tale applicabilità sia dimostrata dall'interessato ed accertata in fatto dal giudice del merito, escludendosi, conseguentemente, che l'attività di raccolta e trasporto di rifiuti urbani e speciali prodotti da terzi consistenti, per lo più, in rottami ferrosi possa rientrare nella nozione di commercio ambulante, come individuata dal menzionato D.Lgs. n. 114 del 1998.

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SANZIONI - Cass. Pen., Sez. III, 27 maggio 2016, n. 22245 

Emissioni – Contravvenzione ex art. 279, c.1  del d.lgs. n.152/06 - Reato permanente, formale e di pericolo.

La contravvenzione prevista dall'art. 279, comma primo, del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (che, nella formulazione vigente all'epoca dei fatti e fino al 25.8.2010, puniva "chi inizia a installare o esercisce un impianto e chi esercita un'attività in assenza della prescritta autorizzazione ovvero continua l'esercizio dell'impianto o dell'attività con l'autorizzazione scaduta, decaduta, sospesa, revocata o dopo l'ordine di chiusura dell'impianto o di cessazione dell'attività" e che, a seguito delle modifiche introdotte dall'art. 3, comma 13, del d.lgs. n. 128 del 2010, punisce "chi inizia a installare o esercisce uno stabilimento in assenza della prescritta autorizzazione ovvero continua l'esercizio con l'autorizzazione scaduta, decaduta, sospesa o revocata"), è configurabile indipendentemente dal fatto che le emissioni in atmosfera superino o meno i valori limite stabiliti dalla legge, in quanto è sufficiente che le stesse siano comunque moleste e, di per sé, inquinanti, attesa la natura formale del reato (Sez.3,n.48474 del 19/07/2011, Rv.251618).
Trattasi, infatti, per costante indirizzo di questa Corte, di un reato permanente, formale e di pericolo (Sez. 3, n. 24334 del 13/5/2014, Boni, Rv. 259670), che non richiede neppure che l'attività inquinante abbia avuto effettivo inizio, essendo sufficiente la sola sottrazione della stessa al controllo preventivo degli organi di vigilanza (Sez. 3, n. 192 del 24/10/2012, Rando, Rv. 254335); ne consegue, a maggior ragione, che la contravvenzione prescinde dalla circostanza che le emissioni superino i valori limite stabiliti, in quanto non costituisce un reato di danno ma, per l'appunto, di mera condotta, la cui ratio si ravvisa nella necessità che la pubblica amministrazione possa esercitare un controllo preventivo su attività potenzialmente dannose per l'ambiente (Sez.3,n.28764 del 09/06/2015 Rv.264881; Sez. 3, n. 35232 del 28/6/2007, Fongaro, Rv. 237383, riferita all'omologa fattispecie incriminatrice di cui all'art.25 d.P.R 24.5.1988 n. 203 rispetto alla quale la fattispecie di cui all'art. 279 comma 1 d.lgs 152/2006 si pone in rapporto di continuità normativa).

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TERRE E ROCCE DI SCAVO - Cass. Pen., Sez. III, 6 maggio 2016,  n.18952 

Terre e rocce di scavo – Indagini chimiche -Riesame delle misure cautelari reali - Mancanza assoluta di motivazione - Motivazione meramente apparente.

Per costante giurisprudenza di questa Corte, in tema di riesame delle misure cautelari reali, nella nozione di "violazione di legge", per la quale, come detto, soltanto può essere proposto ricorso per cassazione a norma dell'art. 325, comma 1, cod. proc. pen., rientrano non soltanto la mancanza assoluta di motivazione ma anche la presenza di motivazione meramente apparente (Corte di cassazione, Sezione, III penale, 3 luglio 2015, n. 28241), per tale dovendosi intendere la motivazione che sia sprovvista dei requisiti minimi per rendere comprensibile la vicenda contestata e l'iter logico seguito dal giudice nel provvedimento impugnato (Corte di cassazione, Sezione VI penale, 11 febbraio 2013, n. 6589). Il mancato svolgimento da parte degli organi tecnici delle indagini chimiche volte a verificare il grado di contaminazione delle terre e dei materiali per i quali è stato conservato il sequestro, a distanza di quasi un anno e mezzo fra il momento in cui il sequestro è stato disposto ed il momento in cui il predetto Tribunale, con la ordinanza ora impugnata, dà atto della omissione delle indagini in questione, rende apparentemente ingiustificata la permanenza della misura cautelare, essendo questa strumentale all'esperimento di un'attività di indagine.

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SCARICHI - Cass. Pen., Sez. III, 28 aprile 2016, n. 17419 

Scarichi - Analisi laboratorio – Acqua – Avviso – Dipendenti dell’ impianto - Persona operante nell'insediamento e presente sul posto.

Va ricordato che, per costante indirizzo di questa Corte, l'avviso per l'espletamento delle analisi di laboratorio riguardanti le acque non deve essere necessariamente dato nelle mani del titolare dello scarico, essendo sufficiente che lo stesso venga consegnato a dipendenti dell'impianto o comunque ad altra persona operante nell'insediamento e presente sul posto (tra le tante, Sez. 3, n. 3271 del 11/01/1999, Tomasetta, Rv. 213012; Sez. 3, n. 3568 del 26/02/1998, Gandolfini, rv. 210468; Sez. 3, n. 1967 del 21/01/1997, Cella, rv. 206942; Sez. 3, n. 4342 del 27/02/1991, Bracco, Rv. 186807); da un lato, infatti, la deteriorabilità dei campioni impone di procedere in tempi brevi e dall'altro rientra nella capacità organizzativa del titolare predisporre ogni accorgimento, affinché siffatte informazioni gli siano comunicate in sua precaria assenza. 
In altri termini, la necessità che la persona cui venga consegnato l'avviso abbia un collegamento professionale di qualunque genere con l'impianto è garanzia sufficiente per instaurare la presunzione di conoscenza dell'avviso in capo al titolare, presunzione imposta dalla esigenza di assicurare tempi solleciti all'espletamento delle analisi alla luce della precarietà dei campioni.

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AUTORIZZAZIONI - Cass., Sezioni Unite Penali, 13 aprile 2016, n. 15453 

Installazione di un aerogeneratore per la produzione di energia elettrica da fonte eolica - Sequestro preventivo - Obbligo di dare avviso all'indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia - Art. 6 e 7 D.lgs n. 152/06

In caso di sequestro preventivo disposto di iniziativa della polizia giudiziaria, ai sensi dell'art. 321, comma 3-bis, cod. proc. pen., non vi è obbligo di dare avviso all'indagato presente al compimento dell'atto della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia ex art.104 disp. att. cod. proc. pen. In ordine alle soglie di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale, l'art. 15 d.l. n.91 del 2014, conv. dalla legge 11 agosto 2014, n.116, ha modificato l'art.6, comma 7, lett. e), d.lgs. n. 152 del 2006.  L’art. 15. ha sostituito il comma 9 dell'art.6 d.lgs. n. 152 del 2006, stabilendo che, fatto salvo quanto disposto nell'allegato IV, a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto del Ministero dell'Ambiente di cui al comma 7, lett. e), le soglie di cui all'allegato IV, ove previste, sono integrate dalle disposizioni contenute nel medesimo decreto.
L'interpretazione, fornita dal G.i.p. prima e dal Tribunale poi, è confortata dal testo normativo (art.6, comma 7, lett. e), d.lgs, n. 152 del 2006, come modificato dall'art. 15 legge 11 agosto 2014, n.116), nella parte in cui viene espressamente stabilito che, fino alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale, la procedura di cui all'art. 20 (verifica di assoggettabilità) è effettuata caso per caso, sulla base dei criteri indicati nell'allegato V (e quindi anche in relazione ai progetti di cui all'allegato IV e a prescindere dalle soglie ivi previste).
Il successivo comma 9 del medesimo art. 6, cui fa riferimento il ricorrente, non può che essere letto e coordinato con il comma 7, ultima parte, nel senso che il mantenimento delle soglie di cui all'allegato IV fino all'emanazione del decreto ministeriale, non esclude la sottoposizione di tutti i progetti, compresi quelli al di sotto della soglia, alla procedura di cui all'art. 20.

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TRASPORTO - Cass. Pen., Sez. III, 10 marzo 2016, n. 9947 

Trasporto di rifiuti – Rifiuti metallici - Sequestro preventivo – Riesame.

Secondo la giurisprudenza assolutamente prevalente, e condivisibile, di questa Corte di Cassazione, l'indagato non titolare del bene oggetto di sequestro preventivo è legittimato a presentare richiesta di riesame del titolo cautelare purché vanti un interesse concreto ed attuale alla proposizione del gravame che, dovendo corrispondere al risultato tipizzato dall'ordinamento per lo specifico schema procedimentale, va individuato in quello alla restituzione della cosa come effetto del dissequestro;  affinché sia legittimato a proporre impugnazione, pertanto, l'indagato o l'imputato deve reclamare una relazione con la cosa a sostegno della sua pretesa alla cessazione del vincolo, in quanto il gravame deve essere funzionale ad un risultato immediatamente produttivo di effetti nella sfera giuridica dell'impugnante.
Va dunque ribadito il principio di diritto secondo il quale l'accusato (secondo l'omnicomprensiva espressione della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo) non titolare del bene oggetto di sequestro preventivo è legittimato a presentare richiesta di riesame del titolo cautelare purché vanti un interesse concreto ed attuale, fondato su una relazione con la cosa, alla proposizione del gravame che, dovendo corrispondere al risultato tipizzato dall'ordinamento per lo specifico schema procedimentale, va individuato in quello alla restituzione della cosa come effetto del dissequestro; in tal senso, rileva anche la natura del reato contestato, la qualificazione giuridica attribuita al fatto e l'influenza immediata sul procedimento penale (si pensi all'indagato per trasferimento fraudolento di beni che, contestando la sussistenza del fumus commissi delicti, ha un concreto ed attuale interesse alla restituzione dei beni sequestrati, in caso di disconoscimento del quadro indiziario sulla finalità elusiva o agevolatoria).


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