Ambiente Legale Digesta, Settembre - Ottobre 2016

TRIBUNALE

CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA

RESPONSABILITA' - Corte di Giustizia Europea, Sez. I,  28 luglio 2016, C379/15 

Direttiva 2001/42/CE – Valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente – Atto nazionale incompatibile con il diritto dell’Unione – Articolo 267, terzo comma, TFUE – Obbligo di adire la Corte in via pregiudiziale.

Il giudice nazionale può limitare nel tempo, qualora il diritto interno lo consenta, eccezionalmente e caso per caso, taluni effetti di una dichiarazione di illegittimità di una disposizione del diritto nazionale, adottata in violazione degli obblighi previsti dalla direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, in particolare di quelli derivanti dall’articolo 6, paragrafo 3, di quest’ultima, a condizione che tale limitazione risulti necessaria alla luce di considerazioni imperative connesse alla tutela dell’ambiente e tenuto conto delle specifiche circostanze della controversia sottoposta al suo esame. Tale eccezionale facoltà può tuttavia essere esercitata soltanto allorché ricorrano tutte le condizioni indicate nella sentenza del 28 febbraio 2012, Inter-Environnement Wallonie e Terre wallonne (C‑41/11, EU:C:2012:103), vale a dire:

  • che la norma del diritto nazionale impugnata costituisca una misura di corretta trasposizione del diritto dell’Unione in materia di tutela dell’ambiente;
  • che l’adozione e l’entrata in vigore di una nuova disposizione del diritto nazionale non consentano di evitare gli effetti pregiudizievoli per l’ambiente derivanti dall’annullamento della norma del diritto nazionale impugnata;
  • che dall’annullamento di quest’ultima consegua la creazione di un vuoto giuridico relativo alla trasposizione del diritto dell’Unione in materia di tutela dell’ambiente che risulterebbe ancor più nocivo, nel senso che tale annullamento si risolverebbe in una minore protezione finendo, quindi, per contrastare con l’essenziale obiettivo del diritto dell’Unione, e che il mantenimento eccezionale degli effetti della disposizione impugnata del diritto nazionale copra soltanto il lasso di tempo strettamente necessario all’adozione delle misure che consentano di rimediare all’irregolarità accertata.

Allo stato attuale del diritto dell’Unione, il giudice nazionale le cui decisioni non siano ulteriormente soggette a ricorso giurisdizionale è, in linea di principio, tenuto a rivolgersi alla Corte in via pregiudiziale, affinché quest’ultima possa valutare se eccezionalmente determinate norme di diritto interno, giudicate contrarie al diritto dell’Unione, possano essere provvisoriamente mantenute, alla luce di considerazioni imperative attinenti alla tutela dell’ambiente e tenuto conto delle circostanze specifiche della controversia che detto giudice nazionale è chiamato a dirimere. Quest’ultimo è dispensato da tale obbligo soltanto allorché sia persuaso, cosa che è subordinata a circostanziata dimostrazione, che non sussistano ragionevoli dubbi riguardo all’interpretazione ed all’applicazione delle condizioni risultanti dalla sentenza del 28 febbraio 2012, Inter-Environnement Wallonie e Terre wallonne (C‑41/11, EU:C:2012:103).

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TERRE E ROCCE DA SCAVO - Corte di Giustizia Europea, Sez. IV,  28 luglio 2016, C147/15

Direttiva 2006/21/CE – Articolo 10, paragrafo 2 – Riempimento dei vuoti di miniera con rifiuti diversi dai rifiuti di estrazione – Conferimento in discarica o recupero.

L’articolo 10, paragrafo 2, della direttiva 2006/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive e che modifica la direttiva 2004/35/CE, deve essere interpretato nel senso che esso non produce l’effetto di assoggettare alle prescrizioni della direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti, l’operazione di riempimento di una cava mediante rifiuti diversi dai rifiuti di estrazione nel caso in cui tale operazione costituisca un recupero di tali rifiuti, circostanza questa che spetta al giudice del rinvio verificare.

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TRASPORTO - Corte di Giustizia Europea, Sez. IV, 9 giugno 2016, C- 69/15

Rifiuti – Spedizioni – Regolamento (CE) n. 1013/2006 – Articolo 2, punto 35, lettera g), iii) – Spedizione illegale – Informazioni erronee o incoerenti risultanti dal documento contenuto nell’allegato VII di detto regolamento – Articolo 50, paragrafo 1.

L’articolo 2, punto 35, lettera g), iii), del regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativo alle spedizioni di rifiuti, come modificato dal regolamento (UE) n. 255/2013 della Commissione, del 20 marzo 2013, deve essere interpretato nel senso che una spedizione di rifiuti come quelli indicati all’allegato III di detto regolamento, destinati al recupero, deve essere considerata illegale, ai sensi di tale disposizione, ove il documento di cui all’allegato VII del medesimo regolamento relativo a tale spedizione contenga informazioni erronee o incoerenti, come quelle contenute nei documenti di accompagnamento oggetto del procedimento principale, per quanto riguarda l’importatore/destinatario, l’impianto di recupero nonché i paesi/Stati interessati, indipendentemente dalla corretta indicazione di tali informazioni in altri documenti messi a disposizione delle autorità competenti, dall’intento di indurre in errore tali autorità e dall’attuazione, da parte di dette autorità, delle procedure previste dall’articolo 24 del summenzionato regolamento.
L’articolo 50, paragrafo 1, del regolamento n. 1013/2006, come modificato dal regolamento n. 255/2013, in forza del quale le sanzioni applicate dagli Stati membri nell’ipotesi di violazione delle disposizioni di detto regolamento devono essere proporzionate, deve essere interpretato nel senso che una spedizione di rifiuti per la quale il documento di cui all’allegato VII del regolamento medesimo contenga informazioni erronee o incoerenti può, in linea di principio, essere sanzionata con un’ammenda il cui importo corrisponde a quello dell’ammenda applicata nell’ipotesi di violazione dell’obbligo di compilare tale documento. Nel contesto del controllo della proporzionalità di tale sanzione, il giudice del rinvio deve prendere in considerazione, in particolare, i rischi che tale infrazione può provocare nel settore della tutela dell’ambiente e della salute umana.

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SANZIONI - Corte di Giustizia Europea , Sez. III, 22 giugno 2016, C557/14

Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue urbane– Articolo 260, paragrafo 2, TFUE – Sanzioni pecuniarie – Somma forfettaria e penalità.

La condanna al pagamento di una somma forfettaria e la determinazione dell’ammontare eventuale di detta somma devono restare correlati, in ciascun caso di specie, al complesso degli elementi rilevanti relativi tanto alle caratteristiche dell’inadempimento accertato quanto al comportamento specifico dello Stato membro interessato dal procedimento avviato in base all’articolo 260 TFUE. A questo proposito, quest’ultimo attribuisce alla Corte un ampio potere discrezionale nel decidere in merito all’irrogazione o meno di una siffatta sanzione e nel determinarne eventualmente l’ammontare.
Nella presente causa, l’insieme degli elementi di diritto e di fatto che hanno portato all’accertamento dell’inadempimento in esame, e in particolare la circostanza che siano già state pronunciate altre sentenze che accertano l’inadempimento da parte della Repubblica portoghese dei propri obblighi in materia di trattamento delle acque reflue urbane, sono indici del fatto che la prevenzione effettiva della futura reiterazione di analoghe infrazioni al diritto dell’Unione richiede l’adozione di una misura dissuasiva, quale la condanna al pagamento di una somma forfettaria.
In tale contesto, spetta alla Corte, nell’esercizio del proprio potere discrezionale, stabilire l’importo della somma forfettaria in modo tale che la stessa sia, da un lato, adeguata alle circostanze e, dall’altro, proporzionata all’infrazione commessa.
Tra i fattori pertinenti al riguardo figurano in particolare elementi come la gravità dell’infrazione constatata ed il periodo durante il quale la stessa si è protratta a partire dalla pronuncia della sentenza che l’ha constatata.


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